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Renato Isepponi Ead36

Parti: non era possibile agire diversamente

Dopo le spiegazioni forniteci da Emanuele Bontognali in rappresentanza del Centro sanitario Valposchiavo (CSVP) abbiamo incontrato anche Renato Isepponi, consigliere comunale responsabile del Dipartimento Educazione, Cultura, Socialità e Sanità del Comune di Poschiavo per sentire la sua opinione in merito alla decisione del CSVP di rinunciare ai servizi stazionari di ginecologia e ostetricia.

 

Signor Isepponi come vi ponente in qualità di rappresentante del Dipartimento responsabile per la sanità del Comune di Poschiavo d’innanzi alla notizia che il Centro Sanitario Valposchiavo ha deciso di trasferire all’OEA l’attività ginecologica e ostetrica stazionaria?

Siamo, ovviamente, molto dispiaciuti di non essere riusciti a mantenere in Valle questo importante servizio, ma siamo altresì coscienti che il mondo della sanità sta cambiando e con esso, anche le prestazioni che possono essere offerte in piccole realtà com’è quella della Valposchiavo. D’altro canto quella dell’offerta sanitaria è un problema che coinvolge tutta la Svizzera, comprese strutture molto più grandi della nostra. Il nostro compito è quello di cercare di guardare avanti e di garantirci il massimo dei servizi sanitari alla popolazione con gli strumenti a nostra disposizione. Dobbiamo renderci conto che siamo un ospedale di periferia che deve lottare costantemente sia con il rinnovo del personale, sia col calo demografico e relativo calo del numero di pazienti, sia coi costi. Trovare la giusta quadratura di tutti questi elementi non è semplice, soprattutto quando non si dispone di grandi opzioni alternative. In questo senso, seppure dolorose, certe decisioni s’impongono. Nel caso specifico con soli 23-27 parti all’anno e la mancanza di personale specialistico non avevamo molte possibilità se non quella adottata. Abbiamo aumentato la nostra offerta ambulatoriale e abbiamo rinunciato a quella stazionaria che comunque non avremmo più potuto garantire.

È realmente così difficile trovare medici e personale specialistico che voglia operare professionalmente in Valposchiavo?

Anche in questo caso dobbiamo guardare alla realtà. Come ospedale siamo una piccola realtà che non può offrire grandi sfide a un medico specialista. In questo senso il caso degli anestesisti non è da considerarsi isolato. Risulta difficile trovare uno specialista che si metta a disposizione per un numero limitato di interventi mensili  e rimanere a disposizione per il picchetto. Non abbiamo i numeri e non possiamo neppure permetterci tutta la strumentazione aggiornata e di qualità per un impegno così ridotto. Gli investimenti sarebbero troppo alti e andrebbero a deperimento di altre prestazioni altrettanto importanti per la popolazione. Ribadisco, le scelte che stiamo facendo sono dolorose, ma rispecchiano la situazione della sanità a livello svizzero. Il nostro obiettivo è quello di mantenere alta la qualità dei nostri servizi, unitamente al numero di prestazioni che possiamo erogare. In questo senso la medicina sta divenendo sempre più ambulatoriale e ciò gioca a nostro favore. Per quanto riguarda gli interventi specialistici non siamo attrezzati e non lo siamo mai stati.

La sanità valposchiavina si trova dunque d’innanzi a una grande sfida?

È inutile negarlo, è così. Ma è così in tutta la Svizzera e quanto possiamo fare noi nel nostro piccolo è molto limitato. Le decisione importanti si prendono a livello cantonale e federale. Per noi è importante riuscire a far sentire la nostra voce e, come già detto, cercare di mantenere e ampliare le offerte che sono alla nostra portata. In questo senso il Centro medico che vogliamo realizzare è un ottimo esempio di come ci prepariamo ad affrontare le sfide del futuro.

 

Grigione Antonio Platz
Antonio Platz
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