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Da sin. Emanuele Bontognali, presidente comitato Consiglio di Fondazione; Giustino Crameri, membro della Direzione generale; Barbara von Allmen, membro della Direzione generale; Guido Badilatti, membro della Direzione generale; Christian Rathgeb, consigliere di Stato, Nicola Kull, segretaria di concetto; Rudolf Leuthold, capo dell'Ufficio dell'igiene pubblica; Tarcisio Menghini, membro della Direzione ospedaliera, Donato Fanconi, presidente Consiglio di Fondazione e Piero Pola, assistente di Direzione

Rathgeb, visita al Centro sanitario Valposchiavo

08-02-2018

Il consigliere di Stato Rathgeb accompagnato dai suoi collaboratori Nicola Kull, segretaria di concetto e Rudolf Leuthold, capo dell'Ufficio dell'igiene pubblica si è detto pienamente soddisfatto per lo sviluppo e la strategia adottata dal Centro sanitario Valposchiavo. Ricordiamo che la Casa Anziani, la Spitex e l'Ospedale San Sisto sono stati riuniti sotto lo stesso tetto amministrativo. Rathgeb, durante la conferenza stampa, ha elogiato più volte la qualità riscontrata al Centro sanitario Valposchiavo.

Trovano inoltre conferma le voci imminenti che vedono il Consiglio federale all’opera per l’avvio della procedura di consultazione per l’adeguamento di criteri per la pianificazione ospedaliera a livello svizzero. Le nuove misure prevedono l’introduzione di un numero minimo di casi nell’assistenza medica di base. Per la maternità, il Consiglio federale vorrebbe introdurre un numero minimo di 1’500 parti all’anno per garantire il mandato di prestazione alle singole strutture ospedaliere. A Berna i calcoli sono presto fatti, il Cantone però si oppone a questa politica di centralizzazione, assicurando pieno appoggio al Centro sanitario Valposchiavo e alla periferia. Basti pensare che, sommando i parti che avvengono annualmente in tutti gli ospedali regionali del Cantone, non si raggiunge questo limite prestabilito, soglia difficilmente raggiungibile anche per lo stesso Ospedale cantonale di Coira. Se l’Ospedale San Sisto non raggiungesse infatti il numero minimo di casi prestabilito in una specifica prestazione, come ad esempio nel settore dell’ostetricia-ginecologia, gli verrebbe sottratto il relativo mandato di prestazione. Possiamo solo immaginare le gravissime conseguenze sia per i medici curanti, per i pazienti e tutta la popolazione che non vive nei grandi centri costretta a lunghi ed estenuanti viaggi per ricevere le cure necessarie. Ancora una volta a pagarne le conseguenze sarebbero gli ospedali regionali e le zone periferiche.

Così si è espresso Rathgeb: “La qualità che viene offerta in questi ospedali è molto alta, è una qualità pari al livello di grandi altri ospedali. Questo dimostra che anche strutture ospedaliere come queste possono avere un futuro e offrire una qualità di questo tipo. Diamo molto valore alla qualità”.

Quel che suscita grande perplessità è che il Consiglio federale mette la qualità e la sicurezza dei pazienti negli ospedali quale giustificazione prioritaria all’introduzione dei numeri minimi di casi. Ma la qualità delle cure non comincia soltanto al momento dell’ospedalizzazione, chi è in periferia deve affrontare viaggi e passi alpini magari in condizioni critiche durante la stagione invernale per poter essere curato. A Zurigo - in poco tempo - si raggiungono diverse strutture ospedaliere, per la periferia la situazione è completamente diversa.

 

Lara Boninchi Lopes
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