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Le sfide dei centri sanitari periferici

Difficoltà di reperire personale, complessità e alta specializzazione dei servizi e un contesto che spesso fatica ad essere redditizio. Sono le sfide che mettono a dura prova i centri sanitari periferici. A queste si aggiunge lo spauracchio dell'introduzione di numeri minimi per i casi di assistenza. Il Centro sanitario Valposchiavo (CSVP), però, mostra "attività in crescita e risultati in equilibrio". Il direttore Guido Badilatti piega a Keystone-ATS le sfide e difficoltà ma anche le strade per la sopravvivenza.


Grazie ad una gestione equilibrata delle proprie risorse, stando alla relazione annuale 2017, l'attuale situazione del CSVP è più che soddisfacente, spiega Badilatti, tuttavia da inizio anno manca il quarto medico in valle: "il problema di reperire personale è innegabile. La figura del medico accreditato comporta un volume di lavoro elevato, prestando quest'ultimo servizio nel proprio studio medico come pure in ospedale, garantendo anche il turno di picchetto sul territorio durante le notti e i fine settimana. Inoltre è richiesta una capacità d'intervento a 360°".

La stessa figura del medico di base, prosegue il direttore, non è più attrattiva per un giovane medico, il quale è più predisposto a scegliere una specializzazione. Molte regioni periferiche fanno capo a medici stranieri per far fronte alla carenze nel mercato interno, conclude Badilatti, e lo stesso CSVP si avvale di personale dalla vicina Valtellina: "ci aiuta a sopperire alle difficoltà nella ricerca di talune figure professionali, non reperibili in valle. D'altro canto, fare il medico di base da noi significa approfittare di un ambiente unico e della possibilità d'intraprendere un percorso professionale arricchente".

Altri ostacoli? "La difficoltà di raggiungere la massa critica necessaria per poter operare in un contesto finanziariamente redditizio: la nostra regione ospedaliera conta circa 4'500 abitanti, un numero che, in termini di politica sanitaria, ci pone in una situazione di debolezza nella definizione delle linee guida sia a livello cantonale che federale. Una struttura sanitaria come la nostra dipende molto dalle decisioni politiche e può subito essere messa in difficoltà dalla modifica di una normativa".

Anche direttive a livello nazionale mettono a rischio l'assistenza sanitaria regionale. Da tempo si è in attesa della procedura di consultazione della Confederazione sull'introduzione di numeri minimi di casi nell'assistenza di base, che in futuro saranno presupposto anche per il conferimento di mandati di prestazioni agli ospedali. "È lecito aspettarsi che le quantità minime non si orienteranno al numero minimo necessario di trattamenti/interventi medici negli ospedali regionali, bensì alle esigenze di regioni densamente popolate", spiegava due mesi fa una nota del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità del Cantone dei Grigioni.

Cosa comporterebbe l'introduzione di numeri minimi per un centro sanitario come quello di Poschiavo? "Non è azzardato affermare che significherebbe la fine  dell'approvvigionamento sanitario nelle regioni discoste. Lo stesso ospedale cantonale di Coira non sarebbe più in grado di raggiungere il numero minimo di nascite richiesto". Già nell'attuale contesto, parlando del CSVP, aggiunge il direttore, con una sensibile diminuzione dei casi risultano a rischio reparti come la ginecologia/ostetricia e la chirurgia.

Come si va avanti? "Bisogna agire con pragmatismo e disporre di figure professionali polivalenti per ottimizzare l'organico. È inoltre fondamentale mantenere e sviluppare le relazioni con istituti sanitari più grandi. Infine, è bene che la popolazione sia sensibilizzata a rivolgersi a noi per un consulto che possiamo offrire, evitando di orientarsi oltralpe per fruire della stessa prestazione".

Il CSVP conta in totale 225 collaboratori (150 nella media annua), suddivisi sulle 3 unità operative Ospedale San Sisto, Casa Anziani, Spitex. Al momento sono in servizio 3 medici accreditati e 2 ospedalieri, nonché un medico caposervizio in ginecologia e ostetricia. Il centro lavora inoltre con 21 medici consiliari che prestano servizio in 13 specialità. L'organizzazione della struttura garantisce un servizio medico nell'arco delle 24 ore per tutto l'anno.

Ostacoli ben più grandi si trova ad affrontare il Centro sanitario Bregaglia (CSB), prima su tutte quella di rimpiazzare il dottor Hans Bänninger, che da mesi continua ad esercitare malgrado abbia già raggiunto l'età del pensionamento. Si cerca, inoltre, una nuova capocura, dal momento che quella in carica ha rassegnato le dimissioni da febbraio 2019. Interrogato sull'attuale situazione, l'ufficio comunicazione del CSB ha riferito a Keystone-ATS che, visti cambiamenti importanti nelle prossime 2-3 settimane, è preferibile rimandare un'intervista.

Grigione Ats
ATS
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