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Alberto Crameri in compagnia della moglie Erika durante una giornata di relax ad Alp-Grüm

Alberto Crameri: "Le mie radici in Valposchiavo"

19-04-2018

Dopo sette anni quale attuario al Tribunale cantonale e dopo ben oltre trent’anni quale Segretario di concetto del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste del Cantone dei Grigioni (DCTF), Alberto Crameri, lic. iur. avvocato, ha finalmente raggiunto il meritato pensionamento. La sua lunga esperienza professionale presso il DCTF l’ha visto esordire dapprima sotto la direzione di Donat Cadruvi, poi Luzi Bärtsch, quindi Stefan Engler e infine Mario Cavigelli. Figura centrale e persona di fiducia di ben quattro Consiglieri di Stato, persona capace e perspicace con un forte attaccamento al proprio luogo di origine, la Valposchiavo. Ed è proprio in occasione di una sua visita in Valle che ne abbiamo approfittato per un’interessante chiacchierata. 

Alberto Crameri, molti anni trascorsi al servizio del nostro Cantone, da allora ad oggi cosa è cambiato rispetto al ruolo di Segretario all’interno del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste?

Ciò che oggi è cambiato rispetto al passato è il “tempo”, tutto corre più veloce e tutto è diventato più complicato. Nel 1987 quando ho iniziato la mia attività presso il Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste si lavorava con progetti e procedure in parte più semplici, oggi è diventato tutto più complicato, molta più carta e burocrazia. In base alla legislazione oggi c’è più coinvolgimento anche da parte di terzi come per esempio associazioni e ambientalisti, queste procedure hanno assunto sempre più importanza. C’è più possibilità di intervento e ciò va rispettato, si complicano però le procedure e i tempi si allungano. Ciò che inoltre è cambiato è il rapporto tra cittadino e autorità: una volta mi pare, almeno in parte, c’era un po’ più di rispetto e anche più serenità nell’affrontare e risolvere i problemi. 

Quali sono state le mansioni più importanti che le sono state assegnate e in quale di queste si è sentito maggiormente coinvolto? E, perché…

Come Segretario di concetto sei il perno a livello di Dipartimento e fai la spola tra Governo, Dipartimento e Gran Consiglio. Non posso dire quali siano state le cose che mi hanno coinvolto più di altre. Sta nella funzione di Segretario di concetto essere pronto un po’ a tutto. Una gran parte dei problemi che ha un Consigliere di Stato, naturalmente toccano anche il Segretario di concetto che è regolarmente il primo diretto consulente e partner per discussioni quando si cerca una soluzione a un problema. Ho avuto la fortuna di lavorare sotto la direzione di quattro personalità politiche, persone caratterialmente diverse, ma tutte molto capaci e corrette che avevano sempre una meta, un obiettivo. Tutti volevano non solo parlare, ma anche decidere e questo mi è piaciuto e mi ha sempre motivato nel mio lavoro. Ho iniziato sotto la guida del Consigliere di Stato Donat Cadruvi, poi Luzi Bärtsch, quindi Stefan Engler e infine Mario Cavigelli.

Sicuramente ha condiviso con i quattro Consiglieri di Stato appena accennati molto tempo imparando a conoscerli personalmente, ci può svelare un lato del loro carattere?

Cadruvi era una persona molto capace e dai tempi rapidi. Quando mi sottoponeva un problema, mi diceva: “Non c’è fretta, fai con calma”. Poco dopo però arrivava e mi chiedeva se avevo già trovato una soluzione al problema. Bärtsch era un ingegnere tecnico, ma aveva il fiuto per i problemi giuridici, una persona con grande spirito analitico. Stefan Engler è stato il primo praticante che ho avuto presso il Dipartimento, poi è diventato il mio capo: una persona molto cara, con molta sensibilità e credibilità e un carattere dolce e comprensivo. Con Mario Cavigelli, personaggio con nozione di dossier impressionante, ho avuto e mantengo tuttora un rapporto molto stretto e amichevole fatto di fiducia reciproca come per Stefan Engler.

Assumere una carica come la sua all’interno del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste richiede molto impegno soprattutto per la grande mole di lavoro con cui si è confrontati giornalmente. Com’è riuscito a conciliare lavoro e vita familiare?

Innanzitutto il lavoro che fai ti deve piacere. Lo spirito che si mette nel lavoro è importante quanto tutto quello che ci ruota attorno, quindi anche le collaboratrici e i collaboratori devono avere lo stesso entusiasmo nello svolgere la loro attività. Ho avuto la fortuna di essere sostenuto da uno staff molto competente e motivato. Dietro le quinte però ci vuole anche una famiglia stabile e forte. Se penso a mia moglie, ci vuole molta pazienza, perché quando sei in seduta o c’è un problema, non puoi dire a quella tal ora devo essere a casa. A volte non puoi nemmeno telefonare per avvisare del tuo ritardo o della tua assenza. Ci vuole molta comprensione e molto sostegno, per questo sono molto grato a mia moglie e anche a mio figlio.

Nonostante i numerosi impegni Lei è riuscito a mantenere sempre uno stretto contatto con la Valposchiavo. L’attaccamento alla sua terra d’origine è ancora così forte?

La nostra famiglia è sempre stata molto attaccata alla Valle. Mio padre Guido Crameri (il “maestro Guido” di San Carlo ndr.) - che per vari anni fu poi Vicecomandante della Polizia cantonale  -  quando la nostra famiglia abitava ancora a San Carlo era impegnato su diversi fronti. Fu promotore della prima Cassa Raiffeisen in Valposchiavo e si adoperò per la realizzazione della fermata di Privilasco costruita a favore degli abitanti di San Carlo e zone limitrofe, affinché non dovessero recarsi a piedi fino a Poschiavo per prendere il treno. Mio padre, per vari anni, è pure stato deputato al Gran Consiglio. Nel 1958 fu eletto come primo poschiavino quale Presidente del Gran Consiglio. Si impegnò inoltre a favore del Museo Poschiavino e della Tessitura di Valposchiavo, fu anche Presidente centrale della Pro Grigioni Italiano. Il mio attaccamento per la Valle è dunque “innato”.

È chiaro che le mie radici sono qui ed ho sempre avuto un occhio di riguardo per la mia Valle, la nostra cultura e la nostra lingua anche nella mia funzione all’interno del Dipartimento. Per questo mi è dispiaciuto dover udire recentemente cose che non corrispondono alla realtà, cioè che nelle quattro classi salariali più alte dell’amministrazione cantonale non si trova nessun italofono. La realtà è invece un’altra, perché il Cantone non esiste solo per le regioni di lingua tedesca, ma anche per quelle di lingua italofona e romancia. Proprio nel nostro Dipartimento, per esempio, abbiamo avuto sempre un occhio di riguardo per la lingua italiana, siamo sempre stati pronti per offrire questo servizio alla popolazione.

Cosa ne pensa della Valposchiavo e degli sforzi che si stanno facendo per promuovere l’economia locale?

Trovo che la Valposchiavo sia sulla buona e giusta via, senz’altro ci vorranno ancora sforzi e sacrifici anche in futuro. Personalmente devo dire che ho una grande ammirazione per quello che viene fatto qui con queste nuove forze e idee, sicuramente non vedo nero per il futuro della Valposchiavo.

In senso provocatorio: le periferie hanno ancora ragione di esistere, visto che la tendenza a centralizzare sembra non affievolirsi mai?

In base alle mie esperienze e al lavoro che ho svolto fino adesso, devo dire che per il Governo e tutti i Dipartimenti le regioni di periferia hanno tuttora grande importanza e valore. Si vede per esempio anche attraverso le infrastrutture che vengono realizzate nelle diverse regioni da parte del Cantone e soprattutto il Dipartimento di cui facevo parte dimostra che non tutto deve andare al centro. Oggi con la mobilità e le possibilità che abbiamo non dobbiamo recarci necessariamente a Coira per lavorare. Anche se è molto difficile, si deve sostenere e salvaguardare le regioni periferiche. Un tempo si pensava solo a centralizzare, oggi questa tendenza sembra non essere più marcata.

Al termine di questa lunga e ricca esperienza lavorativa qual è l’insegnamento più grande che porterà con sé?

Sicuramente il fatto di impegnarsi e dedicarsi sempre in maniera trasparente, attenta e seria ai problemi del cittadino e della popolazione nonché di trattare tutti, per quanto possibile, in modo equo.

Alberto Crameri, ma è sicuro di essere andato davvero in pensione?

Certamente, e posso confermare che è una bella sensazione. Mi godo tante libertà che finora ho dovuto trascurare almeno parzialmente. D’ora in poi non sarò più dettato da scadenzari rigidi. Però mi occuperò anche in futuro di alcuni incarichi, sulla base di mandato, per il nostro Cantone e per la Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, fra l’altro nell’ambito del progetto di armonizzazione della legislazione per gli appalti pubblici a livello di Confederazione e Cantoni. Da dicembre 2017 presiedo inoltre la Commissione per le donazioni della frana del Pizzo Cengalo a favore della Val Bregaglia. Con ciò mi è data la possibilità di esprimere la mia solidarietà  nei confronti della popolazione colpita dal disastroso evento naturale.

Lara Boninchi Lopes
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Commenti  

#1 Bruna Nogheredo 23.04.2018 18:55
Caro Alberto di vero cuore ti auguro anche in pensione tante soddisfazioni passeggiate sul tuo bel "munt"con la tua dolce metà, e spero che adesso dedicherai un po' più di tempo anche ai coetanei.

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