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La scritta che testimonia il soggiorno a Mesocco del cardinale San Carlo Borromeo nel 1583

Cento anni di Pgi: festa a Mesocco

31-05-2018

La giornata di festeggiamenti, che si è svolta sabato 26 maggio, è iniziata alla Chiesa di Santa Maria al Castello dove Aixa Andreeta – collaboratrice regionale – e Nicole Santi – presidentessa della sezione moesana – hanno accolto il gruppo di visitatori pronti a seguire il percorso ideato dai responsabili alla riscoperta di Mesocco. 

Come ha sottolineato Riccardo Fasani introducendo la visita alla Chiesa, non è possibile comprendere il senso dell’edificio senza conoscere le tappe evolutive del castello. Nel XII secolo, infatti, il castello era una roccaforte che comprendeva una torre e la cappella carolingia di San Carpoforo fatta risalire al IX secolo, dotata di un campanile di stile romanico risalente al 1067, come indicano le analisi eseguite sul legno utilizzato per la sua costruzione. La costruzione di una parte della Chiesa di Santa Maria risale allo stesso periodo e del 1219 è l’atto di costituzione del Capitolo di San Vittore che, per volontà dei De Sacco, definisce le chiese di Santa Maria e di San Pietro e Paolo come sedi di due canonici che dovranno occuparsi della gestione religiosa dell’alta Mesolcina. In epoca Trivulziana, poi, l’edificio religioso era anche utilizzato come luogo per redigere e stipulare contratti di acquisto, vendita o affitto, come risulta dalle inscrizioni presenti nelle cornici che suddividono in tre registri il bellissimo affresco dedicato alle scene di vita e passione di Cristo, ai Santi e alle attività dell’uomo nelle diverse stagioni, realizzati da maestri Seregnesi del XV secolo.

In ogni caso la Chiesa è sopravvissuta alla distruzione del Castello avvenuta nel 1523 per volontà delle tre Leghe che, nonostante precedenti accordi di collaborazione con Giacomo Trivulzio, morto poco prima, vedevano in questa roccaforte posta in un luogo fortemente tattico, un potenziale pericolo.

Le pietre della fortezza vennero per lungo tempo riutilizzate dalla popolazione per ottenere la calce necessaria alla costruzione dei palazzi del villaggio. A questo scopo veniva utilizzata la fornace poco più a valle di Santa Maria del castello: il geologo Antonio Codoni ha guidato il gruppo di visitatori alla scoperta di questo cimelio nascosto che è stato in uso per tutto il 1600.   Alzando lo sguardo in direzione di Mesocco l’esperto ha poi indicato il luogo che prende il nome dal patibolo che ivi sorgeva: il promontorio dei Tré Pilaster. I tre pilastri erano colonne in muratura alte come un uomo che sostenevano il palco su cui venivano giustiziati i condannati. Era volutamente costruito in modo che i viandanti potessero vedere le vittime, che venivano, in seguito seppellite nello stesso luogo, in terra non consacrata e discosti dall’abitato. Anche per questo motivo il patibolo era costruito vicino alle fornaci di calce, utilizzata per accelerare il processo di decomposizione dei cadaveri.

 

Via Crucis, San Pietro e Paolo e Carlo Borromeo

Procedendo nella direzione del villaggio Brunetto Vivalda ha introdotto la visita della Chiesa di San Pietro e Paolo, patroni di Mesocco, passando attraverso la scalinata con le 14 cappelle della Via Crucis, realizzata intorno al 1770 per volontà della popolazione e dei Frati Cappuccini, come forma di ringraziamento per essere sopravvissuti ad un’alluvione. Tale ipotesi è avvalorata dalla presenza di una cappella dedicata a San Giovanni Nepomucemo, che avrebbe dovuto proteggere il villaggio anche in futuro. La bellezza della scalinata, scandita dalle stazioni laterali, ha spinto il Consiglio parrocchiale di Mesocco a restaurare nel 1993 il monumento: in questa sede è stata commissionata la realizzazione di una serie di mosaici all’artista Aurelio Gonzato. Questi mosaici hanno sostituito la quasi totalità dei dipinti realizzati nel 1959 da Michele Gilardi, ormai troppo deteriorati dalle intemperie e dal tempo per essere conservati. Dell’opera di Gilardi rimangono solamente la cappella conclusiva e i bellissimi affreschi realizzati sotto agli archi della scenografica scalinata del cimitero.

Il Presidente del Consiglio Parrocchiale di Mesocco, Mario Santi, ha introdotto la bella chiesa principale di Mesocco, già esistente nel 1200 e quindi di origine medievale, ma rielaborata in chiave barocca, in particolare per quanto concerne l’altare e tutta la zona absidale, per volontà di Carlo Borromeo, inviato in loco per far fronte al dilagare del Luteranesimo. Il passaggio del Cardinale per Mesocco è attestato anche dalla stanza nella quale dormì nel novembre del 1583. Situata nella casa a Marca sulla strada cantonale: questa stüa, completamente rivestita di legno con il letto a baldacchino e la stufa di pietra che si carica dall’esterno, ha concluso la visita guidata seguita con entusiasmo dai presenti. Grazie anche alla bella esposizione di fotografie d’epoca, organizzata nella casa Parrocchiale da Brunetto Vivalda, è stato possibile cogliere la ricchezza di un patrimonio che meriterebbe di essere reso più visibile e accessibile come risorsa culturale ed economica del territorio.

 

La Fondazione Archivio a Marca

Secondo momento della giornata voluta dalla Pgi per la celebrazione dei suoi 100 anni di esistenza a Mesocco è stato l’incontro con Giorgio Tognola che ha presentato la mostra sulla genealogia delle nostre famiglie.

L’esposizione, di cui abbiamo già parlato in occasione del vernissage avvenuto lo scorso 12 maggio, è stata organizzata dall’Archivio a Marca in collaborazione con la Società Genealogica della Svizzera Italiana. Trattandosi di una importante risorsa di informazioni storiche, non solo sulle famiglie del Moesano e di alcune zone limitrofe, ma anche sulle origini della nostra cultura, la Pgi ha voluto dedicarle una parte della giornata di celebrazione dei suoi 100 anni. L’attuale presidente della Fondazione, Giorgio Tognola, ha sottolineato l’importanza del contributo di Cesare Santi, appassionato ricercatore e memoria storica del Moesano, non solo alla creazione dell’associazione ma anche al suo futuro. Il lavoro di raccolta, riordino, studio e organizzazione svolto sulla documentazione proveniente dallo studio di Mendrisio di Santi, raccolta attualmente negli archivi di Mesocco, ha occupato gran parte dell’attività portata avanti negli ultimi anni. L’operazione ha portato alla luce informazioni importanti e dato spunti per ulteriori approfondimenti su temi particolari come quello del servizio mercenario nel XIX secolo, al quale, probabilmente, Giorgio Tognola dedicherà una prossima pubblicazione. Ma innanzitutto il progetto immediato sembra dover essere quello di divulgare le informazioni raccolte, anche in modalità on-line, mettendole a disposizione di chiunque desideri consultarle.

Intanto la Fondazione mette a disposizione, gratuitamente, presso l’esposizione allestita nella Sala degli Spettacoli di Mesocco, diversi opuscoli realizzati da Cesare Santi tra cui: Clemente Maria a Marca l’ultimo Governatore della Valtellina e il suo diario, La Famiglia Tonella di Cabbiolo, La Famiglia Stanga di Roveredo in Val Mesolcina, La Famiglia Zimarra di Soazza, La Famiglia Maranta di Poschiavo e Un illustre prelato: l’abate Filippo Zuri di Soazza. È inoltre disponibile un opuscolo sull’Archivio a Marca, che ha aperto al pubblico le porte della sua sede in occasione di questa particolare ricorrenza della Pgi. La sede, che raccoglie come detto tutti gli appunti e gli studi ancora non pubblicati del suo cofondatore, Cesare Santi, è anche uno splendido esempio di recupero architettonico di un’antica stalla trasformata, con soluzioni estremamente intelligenti, in uno spazio adatto allo studio ed alla conservazione ed esposizione dei preziosi documenti.

La validità del lavoro svolto in questi anni dalla Fondazione Archivio a Marca é stata premiata dal Cantone che gli ha riconosciuto un contributo annuale finalizzato a portare avanti l’opera di raccolta conservazione anche del materiale affidatole da sempre più famiglie.

Non resta che sfruttare l’importante occasione offerta dall’esposizione che resta visitabile ogni fine settimana dalle 14.00 alle 17.00 fino al 3 giugno.

Margherita Gervasoni
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