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©Caroline Minjolle

Nothing Left conquista il pubblico a Poschiavo

08-07-2021

Sabato 3 e domenica 4 luglio, alle Palestre Comunali di Poschiavo, su invito dell’associazione riverbero, è andato in scena Nothing Left, con la coreografia di Tabea Martin. Gli otto danzatori e un batterista, coadiuvati da scritte bianche sul fondale nero, hanno messo in scena i tanti modi in cui la nostra società vive e accetta (o non accetta) il lutto.

In contrasto con l’iniziale atmosfera festosa, al pubblico vengono svelate, una dopo l’altra, le perdite dei danzatori/personaggi. Un’allegria, vera o presunta, che con il passare del tempo causa fatica e provoca un cambiamento. Qualcuno si trova ad affrontare una perdita ed è allora che tutti si prodigano per portare sostegno, dare consiglio, trovare alternative al dolore.

Ma possiamo davvero sapere come portare l’altro al superamento di un lutto? Nothing Left non ci dà una risposta, fornendo così quella che forse è invece l’unica risposta possibile: ciascuno di noi ha bisogni diversi.

Qualcuno vuole silenzio, qualcuno ha bisogno di mettere distanza, fisica o emotiva, con tutto quello che c’era prima, qualcuno sceglie di ignorare ciò che il dolore porta con sé, qualcuno desidera abbandonarcisi per sempre. E, ogni volta, gli altri sono lì con le loro verità piene di contraddizioni ma che credono universali, con il desiderio di consolare e dare amore, con l’incapacità di accettare che non possono né devono fare nulla.

I personaggi di Nothing Left raccontano dolori personali che diventano universali, dando forse la possibilità al pubblico di vedersi dentro panni altrui e meglio comprendere sé stessi e gli altri.

Le parole proiettate sullo sfondo danno forma concreta a ciò che già i corpi raccontano. Leggiamo Emeric vorrebbe un minuto di silenzio e ci rendiamo conto che non gli viene concesso. Leggiamo Tamara ha controllato se il suo balcone fosse abbastanza alto e sappiamo che si tratta di un pensiero impossibile da verbalizzare, inaccettabile. Ascoltiamo e leggiamo Il tempo guarisce tutte le ferite e comprendiamo la rabbia della persona a cui le parole sono rivolte.

Lo spettacolo si snoda così tra lutti e consigli, tra modi giusti o sbagliati di vivere il dolore, fino alla nudità dei sentimenti e dei corpi. Allora, di fronte a quei corpi nudi, accade l’unica cosa possibile e forse utile: i corpi si sostengono, si accompagnano. Non ci sono più parole, solo corpi che sono lì uno per l’altro, pronti ad attutire, accompagnandola senza violenza, la caduta. Esseri umani che cadono e che forse non si fanno troppo male perché altre mani li sostengono, avvolti nel silenzio e nell’accettazione, senza obblighi né giudizi.

Togliere la speranza a qualcuno è come scuoiarlo, la prima frase letta sullo sfondo a inizio spettacolo, è anche l’immagine con cui Tabea Martin sceglie di accomiatarsi. Con grande cura e lentezza vediamo allora i corpi nudi strapparsi lembi di pelle, scuoiarsi, aggiungendo così nudità alla nudità già presente.

Ottima la risposta del pubblico, numeroso e di tutte le età, che si è espresso con un lungo e ripetuto applauso.

 

Grigione Begona Polinelli
Begoña Feijoo Fariña
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