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Na Suna Marz 2020 1 Dd883

I bambini di Mesocco scacciano l'inverno

Alle 10 di domenica scorsa (1º marzo), sotto un cielo pieno di nuvole che nascondevano le cime dei monti, il gruppo di bambini e genitori di Mesocco si è trovato alla vecchia stazione ferroviaria per celebrare il rito del nà suna marz in nome della tradizione e dei valori della cultura popolare. Giunti al luogo d’incontro, però, una delle organizzatrici ha reso partecipe il gruppo della notizia pervenutale in mattinata dal Sindaco Christian De Tann relativa alla necessità di annullare iniziative che prevedessero un numero di partecipanti superiore alle cinquanta persone (nuovo provvedimento preso dalla città di Coira due giorni prima e adottato anche dal Cantone a partire dal 29 febbraio per favorire la tracciabilità delle persone affette da Coronavirus). Il numero di bambini, preparati con i loro campanacci al collo e tra le mani, ben coperti nei loro coloratissimi abiti da contadini, pastori e cacciatori per trasportare tra le vie del paese l’ultimo pupazzo di neve dell’anno, aveva già raggiunto il limite previsto dalla restrizione di sicurezza e si è quindi deciso di procedere in gruppi separati verso la Casa di cura del circolo di Mesocco e verso le rive della Moesa, dove si sarebbe dato fuoco al fantoccio dell’inverno. Con alcuni metri di distanza tra i due gruppi, il corteo si è messo in marcia rallegrato dal tipico scampanio delle masalen e dall’entusiastico vocio dei ragazzi: alle finestre e sulle porte delle case la gente si è affacciata con l’espressione divertita e forse anche rincuorata dal fatto di poter riconoscere nell’impegno e nell’allegria dei bambini di oggi il loro stesso fervore nello scacciare l’inverno da bambini di ieri. Insieme all’inverno il corteo ha esorcizzato per più di un’ora e mezza anche le paure -più o meno dichiarate- del virus di cui si parla ogni giorno e ha sicuramente rallegrato gli anziani ospiti della Casa di cura, riuniti nella veranda protetta dai vetri, in attesa di poter salutare il pupazzo dell’inverno e il potente scampanellio propiziatorio del suo seguito. L’energia vitale scaturita dalla vivacità dei bambini, grandi e piccoli, riuniti -pur mantenendo le dovute distanze di sicurezza previste- in questo primo di marzo 2020, dopo aver raggiunto anche le frazioni di Mesocco oltre la Moesa, si è concentrata sui margini del fiume portando al massimo il volume dei campanacci per accompagnare degnamente il rogo finale del pupazzo. Anche i pompieri, preventivamente appostati sul luogo del tradizionale incendio, sembravano divertiti e convolti. Tra il pubblico adulto, in un abito perfetto per l’occasione e provvisto di un grosso campanaccio, il granconsigliere Rodolfo Fasani ha partecipato con la stessa convinzione dei ragazzi al rito di fine inverno che, almeno per qualche ora, è riuscito a far spostare le ingombranti nuvole lasciando passare qualche raggio di luce solare. Le gialle macchie dei mazzetti di primule, brillanti tra il verde ancora un po` bruciato dal gelo dei prati, hanno confermato il risveglio della primavera.

Margherita Gervasoni
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