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Bosco Abete 90f62
Foto d'archivio

Cambia il clima, cambia il bosco

Negli scorsi anni i nostri boschi sono stati segnati in modo marcato da ondate di calore e siccità. Nei prossimi decenni in alcune zone dell’Altipiano svizzero le tre più importanti specie di alberi – faggio, abete bianco e abete rosso – tenderanno a scomparire. I cambiamenti climatici non si possono impedire. È necessario l’intervento dei proprietari di boschi e dei forestali.


Dietro di noi le porte del bus si chiudono con un sibilo. Res Guggisberg, responsabile del circondario forestale della regione di Pfannenstiel sopra Zurigo, ci sta già aspettando alla fermata. Il signor Guggisberg è un forestale con una grande esperienza e che conosce il suo bosco come le sue tasche. Una forte stretta di mano e poi va dritto al sodo: “Il bosco sta cambiando ad una velocità mai vista prima”. E infatti basta uno sguardo al vicino bosco per notare spazi vuoti e tronchi di conifere ancora in piedi ma già morte. Avanziamo e ci imbattiamo presto in una grande radura. “Qui si è scatenato il bostrico e abbiamo dovuto eseguire un importante prelievo forzato”, spiega Guggisberg e aggiunge: “Con la vendita di questo legname la corporazione del legno, proprietaria del bosco, è a malapena riuscita a coprire le spese dell’operazione”. Cosa succederà a queste superfici, insolitamente ampie per gli standard svizzeri, che appaiono come un taglio raso?

Le tre specie arboree più importanti stanno scomparendo dall’Altipiano svizzero

“Fino ad ora abbiamo sempre fatto affidamento sul rinnovamento naturale. Gli alberi si riproducono naturalmente. Ciò significa che in un bosco di faggi, abeti bianchi e abeti rossi crescono – logicamente – nuovi faggi, nuovi abeti bianchi e nuovi abeti rossi. Tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici, nei prossimi decenni le tre specie arboree più importanti del nostro Paese sono in gran parte destinate a scomparire. Uno scenario inimmaginabile! Non ci rimane altra scelta se non quella di rinnovare i boschi con specie arboree che finora non si trovavano, o solo in minima parte. Lo sforzo è enorme e comporta dei rischi. Molti proprietari boschivi non possono o non vogliono permetterselo”.

La prospettiva di dover rinunciar al bosco come lo conosciamo oggi genera angoscia e timore in molto proprietari di boschi. Oltre alle tre specie più importanti, il frassino è colpito da una vasta epidemia di Chalara fraxinea (disseccamento del frassino) e l’olmo è praticamente scomparso. Nessuno sa come si svilupperanno le specie che ancora oggi prosperano. “Saremo costretti a rielaborare l’immagine che abbiamo del bosco”, spiega Guggisber, “il rovere, l’acero, il castagno, il noce, così come le specie conifere di larici e abeti di Douglas creeranno un’estetica tutta nuova, magari completata con qualche specie esotica. Ciò non è necessariamente negativo, e anche un’opportunità per ampliare la biodiversità e stabilire nuove riserve. Con ogni probabilità la percentuale di latifoglie aumenterà rispetto ad oggi. Le segherie e l’intera industria del legno dovranno adeguarsi a questa tendenza. La quota parte di legno da energia continuerà ad aumentare in modo significativo, in quanto una buona percentuale del legno fornito dalle latifoglie non è adatto per la costruzione o il mobilio”. Sulla base della sua lunga esperienza, Guggisber conferma che negli ultimi anni la richiesta di legno è notevolmente cambiata. Il mercato tende nettamente verso un costante aumento della richiesta di legno da energia: “senza il legno da energia, che un tempo era considerato un semplice sottoprodotto, oggi non saremmo in grado di gestire il bosco in modo adeguato”.

Il legno da energia: motore della futura gestione del bosco

Pretendere un aumento dell’utilizzo del legno quale “materiale” è probabilmente poco realistico. Infatti, a breve termine non si prevede una maggior richiesta di legno da segheria, di traversine ferroviarie, di carta o di cellulosa. I grandi acquirenti di legname industriale sono ormai scomparsi dalla Svizzera e un loro ritorno nei prossimi decenni è poco probabile. “Siamo fortunati che il numero di centrali a cippato che alimentano reti di teleriscaldamento è in costante aumento, e che anche i riscaldamenti a pellet sono sempre più in voga. Per i proprietari di bosco potrebbe essere interessante investire nella produzione di pellet forestale”. In Svizzera esistono già alcune aziende che producono pellet direttamente dal legno prelevato dal bosco e fino ad oggi la loro esperienza è promettente. “Che ci piaccia o no: da sottoprodotto, il legno da energia è diventato il motore trainante della gestione del bosco. Non mi lamento affatto, perché ci permette di sostituire grandi quantità di olio da riscaldamento e gas naturale. Il nostro legno da energia è quindi un importante strumento nella lotta contro il surriscaldamento climatico che colpisce duramente le regioni montuose come la Svizzera”, riassume Res Guggisberg per concludere la discussione sull’utilizzo del legno. Nel frattempo siamo tornati a piedi fino alla fermata del bus, una casetta un po’ fatiscente fatta di metallo – dannoso per il clima. Un’autocisterna carica di olio da riscaldamento ci passa davanti. “Un modello sorpassato”, ride il responsabile del circondario forestale. Ma lo intende seriamente. E ha ragione.

 

 

Redazione 150
Comunicato stampa
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