Leggere

Versione completa

Non sei abbonato? Scegli un abbonamento
Sponsor Jenny
Fabio Cortesi Sub Da762
Fabio Cortesi durante un'immersione subacquea

Fabio Cortesi fa una scoperta eccezionale

Nei fondali oceanici, a oltre un kilometro di profondità, la luce del sole fatica ad arrivare e lascia questi abitanti degli abissi nella totale oscurità. La rivista “Science” - rivista scientifica pubblicata dall'American Association for the Advancement of Science e considerata una delle più prestigiose riviste in campo scientifico – ha pubblicato una ricerca di un gruppo di ricercatori Internazionali. Questo gruppo, coordinato da Fabio Cortesi e la sua collega professoressa Zuzana Musilovà, ha fatto una scoperta eccezionale.

La pubblicazione descrive il comportamento della “Spinosa d’argento”. Questo pesce, grazie ad alcune caratteristiche genetiche, riesce a riconoscere i colori persino nell’oscurità dove la visione degli altri pesci invece è monocromatica (la maggior parte dei pesci vede solo il colore blu). Questa potrebbe essere una tecnica di sopravvivenza sviluppata dall’evoluzione per vedere potenziali prede e predatori. Scoprire la supervista è stato possibile analizzando il genoma di 101 pesci che vivono tra i 200 e i 1.500 metri di profondità. Dall'analisi è emerso che la spinosa d'argento (Diretmus argenteus) possiede ben 38 geni collegati alla vista, in particolare alle proteine della retina che catturano la luce, chiamate fotorecettori e responsabili della visione a colori.

Fabio Cortesi, biologo marino esperto di genetica, spiega: “La scoperta è avvenuta nel 2015 ed è stata pubblicata sulla rivista Science circa quattro settimane fa. Il processo scientifico è molto lungo e comporta tante verifiche da parte di esperti. Io e la mia collega Zuzana Musilovà abbiamo coordinato il gruppo internazionale composto da diciotto persone, ognuna specializzata in un preciso campo, e che avevano il compito di verificare la scoperta; effettivamente il risultato è stato il medesimo. Nei vertebrati la visione a colori è possibile grazie alla presenza nei coni della retina di vari pigmenti fotosensibili, detti opsine, ciascuno dei quali reagisce a differenti lunghezze d’onda della luce (negli esseri umani, ce ne sono tre, sensibili alla gamma del rosso, del verde e del blu), ma solo quando il flusso luminoso è intenso. Quando la luce è fioca, entrano in funzione i bastoncelli, che si attivano anche con pochi fotoni, ma che hanno un solo tipo di opsina, la rodopsina; è per questo che quasi tutti i vertebrati hanno una visione notturna monocromatica. Abbiamo scoperto che i pesci che vivono negli abissi sembrano capaci di vedere il colore e lo fanno usando diversi tipi di bastoncini e non solo uno come lo è per noi esseri umani. La luce nelle profondità marine non deriva dal sole ma dagli animali e si chiama bioluminescenza. Sono gli animali stessi a produrre la luce. Addirittura sembra che ci siano dei pesci che riescono a distinguere un tipo/colore di bioluminescenza da un’altra. La spinosa d’argento ha quattordici tipi di bastoncini ed è probabilmente grazie a questo che riesce a vedere il colore. Invece gli altri pesci degli abissi ne hanno solo quattro o cinque. Non sappiamo perché questo pesce ne utilizza così tanti e stiamo provando a dare una risposta”.

Cresciuto in Engadina e spostatosi per un breve periodo in Valposchiavo, Fabio Cortesi lavora attualmente presso l’Università di Queensland in Australia e studia i pesci della barriera corallina. Un grande salto dalle montagne all’Oceano. Cortesi continua: “Ho compiuto i miei studi di biologia a Basilea e volevo continuare a lavorare con gli animali; invece, nel nostro ambiente alpino avrei potuto lavorare solo con le piante e quindi ho iniziato con i pesci marini. Lavoro prevalentemente con i pesci della barriera corallina”.

Ci sono però altri aspetti che hanno affascinato il biologo verso il mondo dei pesci. Alcuni impensabili per una persona comune: “I pesci sono molto furbi e imparano velocemente. Ne sanno qualcosa i pescatori che ne catturano molti il primo giorno di pesca, e meno nei giorni successivi, poiché questi animali acquatici imparano velocemente a riconoscere le esche. I pesci mi affascinano, perché adoperano un sistema visuale differente dal nostro. Sono molto colorati e usano questi colori per comunicare. Molti piccoli pesci della barriera corallina usano gli ultravioletti per comunicare e riconoscere gli amici, i predatori o i partner. I pesci più grandi, come ad esempio le trote marine, non riescono a percepire gli ultravioletti e perciò i pesci piccolini comunicano in un colore che i predatori non riescono ad avvertire. Se pratichi lo sport subacqueo, noti che la luce cambia con la profondità e, se ci si taglia a dieci metri di profondità, il colore del sangue non è più rosso ma verde/marrone, perché i raggi rossi non sono presenti. Quindi gli animali di quelle profondità non vedono il rosso, ma vedono molto bene diversi colori di verde e blu e noi proviamo a capire anche questo”.

Ora abbiamo una prima scoperta pubblicata da Science, ma siamo sicuri ne seguiranno altre, visto il lavoro intenso degli scienziati. Auguriamo quindi a Fabio Cortesi di poter contribuire in maniera decisiva alle nuove scoperte scientifiche relative agli animali delle profondità marine.

Serena Visentin
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Submit to FacebookSubmit to Twitter

Commenta questo articolo


Codice di sicurezza
Aggiorna

avanguardia menghini 3c5c4

La Tipografia Menghini
stampa in Valposchiavo

Tipografia Menghini
Da sempre all'avanguardia

Il Grigione Italiano

Via Ponte San Bartolomeo
CH-7742 Poschiavo

T +41 81 844 01 63
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.