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L’adolescenza in pandemia

È da più di un anno ormai che il Coronavirus fa parte della nostra vita quotidiana. Anche i giovani subito le sue ripercussioni, come tutti del resto.

Quando ho sentito nominare per la prima volta il termine coronavirus è stato più di un anno fa. È stato subito un argomento molto diffuso sia tra la mia famiglia, sia tra i miei amici. Tutti pensavamo che si trattasse solo di una cosa temporanea molto lontana da noi. Ma non è stato così purtroppo, e il virus si è diffuso fino ad arrivare in Europa e poi in Svizzera. Il primo caso in Svizzera ha scatenato paura tra di noi. Ho iniziato ad avere timore anche io, ma non che succedesse qualcosa a me, bensì ai miei nonni; così abbiamo iniziato a non vederci quasi più. Ci sentivamo per telefono ma non era la stessa cosa. A scuola eravamo tutti preoccupati e la tensione era evidente sia tra maestri, sia tra compagni. Bastava uno starnuto e tutta la classe si girava a guardarti impaurita. I contagi e i decessi continuavano ad aumentare e pian piano ha iniziato a chiudere qualsiasi cosa che non fosse necessaria. Questo è successo anche con la scuola. Siamo stati due settimane senza fare assolutamente niente prima di iniziare con l’insegnamento a distanza. Ero molto felice di stare a casa e anche con le videolezioni mi trovavo davvero bene. Ma mi mancavano i miei amici. Alla fine quando abbiamo potuto ritornare a scuola sono stata ben felice di farlo. Mi sono accorta che quello che avevo imparato in quarantena, era solo una piccola parte di quello che puoi imparare con l’insegnamento in presenza. Il coronavirus c’era ancora tra di noi ma abbiamo fatto finta che fosse tutto tornato alla normalità. Ritornata a scuola sono entrate in vigore nuove regole come lavarsi le mani ad ogni inizio delle lezioni oppure tenere la distanza con maestri e compagni. Il coronavirus stava iniziando a stancare tutti noi. Poi è arrivata la seconda ondata di coronavirus e lì abbiamo conosciuto la nostra nuova amica che ci avrebbe accompagnato e che ci accompagnerà chissà ancora per quanto: la mascherina. All’inizio a scuola la mettevano solo gli insegnanti, ma dopo che i casi sono di nuovo aumentati anche noi abbiamo dovuto imparare a conviverci. A scuola qualcuno che prendeva il virus non era una novità. A meno che stesse proprio male, ci si collegava tramite tablet per non perdere le lezioni. Questa cosa è toccata pure a me e in quel periodo ho iniziato davvero ad odiare questa pandemia. Poi sono uscite la variante Inglese e quella Sudafricana a mettere ancora un po’ di tensione alla gente.

Questa situazione sta distruggendo l’adolescenza a molti giovani. L’adolescenza è forse l’età più bella della tua vita, ma con questa situazione viene limitata a distanza e mascherine. I ragazzi hanno bisogno di poter passare del tempo con i propri nonni e amici sfruttando il più possibile il tempo a disposizione. I giovani necessitano di viaggiare, conoscere e provare cose nuove. Poter vedere i propri cari senza mascherina. Ma tante persone muoiono per questa pandemia e il nostro è solo un piccolo sforzo da fare prima che torni tutto alla normalità.

Redazione 150
Elena
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