Scuole: presa in giro?
(gaw) Leggendo o rileggendo l’articolo «Collaborazione transfrontaliera» – firmato dalla corrispondente della Bregaglia e pubblicato il 26 gennaio 2012 su questo settimanale – senza ombra di dubbio a essere presa in giro non è nientemeno che l’assemblea del Comune di Bregaglia.
Infatti:
«Antonio Walther, fervido sostenitore di questa collaborazione scolastica transfrontaliera, spiega che non appena il programma sarà stato scritto, lo presenterà sia al Consiglio scolastico sia agli insegnanti di modo che possa essere discusso. La decisione poi spetterà al Consiglio scolastico, mentre non è prevista discussione in assemblea comunale né votazione.»
D’accordo, si tratta di un progetto che sarà discusso, giustamente, nelle dovute sedi. Che si asserisca però, e fin dalle prime fasi, che l’assemblea non c’entra lo ritengo oltraggioso, quindi alcune considerazioni:
1. Come si sono svolte le riorganizzazioni delle scuole, durante gli ultimi cinquant’anni, a partire dalla fusione di quella di Casaccia con quella di Vicosoprano? E poi giù giù fino alle più recenti? Al di là delle proposte dei vari consigli, la decisione spettava alle assemblee comunali coinvolte. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di ignorarle. È vero, qui non si tratterebbe di fusionare, ma semplicemente (però in un altro stato!) di smistare o spostare classi e bambini. In casi come questi può allora un consiglio arrogarsi a priori un ruolo plenipotenziario? Francamente ritengo proprio di no.
2. Con il nuovo comune le assemblee avevano deciso la ristrutturazione delle scuole: elementari a Vicosoprano, secondarie a Stampa, asilo infantile a Vicosoprano che, una volta unificato, sarebbe stato ospitato in una struttura che avrebbe dovuto rispettare al cento e uno percento le prescrizioni cantonali, in modo particolare in riferimento allo spazio, alla luce, all’arredamento.
3. Una prima assemblea comunale (marzo 2011) aveva bocciato il progetto con argomenti legati più alla pratica, al risparmio, senza volere contestare né tantomeno sminuire l’importanza della scuola dell’infanzia. Ci sarebbero state sicuramente delle soluzioni – e non avventate come sosteneva in modo particolare il consiglio scolastico. Non essendo riusciti a ingoiare il rospo, municipio e consiglio scolastico erano tornati alla carica e lo scorso novembre (2011) l’assemblea ribaltava la decisione. Dal punto di vista legale, niente da ridire. Si sarebbe rinnovata una bella casa di proprietà del Comune e dentro sarebbe stato sistemato un asilo infantile che sarebbe indubbiamente stato da imitare. Un modello! Importante era che l’assemblea optasse per una soluzione rivolta verso il futuro, in vista di un eventuale incremento delle nascite, per una soluzione ottimale e (nota bene) per una struttura in grado di ospitare, e fin dall’inizio, pure bambini al di sotto dei cinque anni. A questi interventi accorati, portati avanti con foga da municipio e consiglio scolastico, l’assemblea si era lasciata convincere. Ci mancava poco che si scusasse (un’assemblea!) per quanto deciso pochi mesi prima. Forse non aveva capito bene e quindi aveva voluto rimediare. Tutto apposto, e anche se un po’ ridicolo, completamente in sintonia con la democrazia.
In quanto al progetto transfrontaliero, nonostante la sua fase embrionale, a mio avviso l’asserzione «non è prevista discussione in assemblea comunale né votazione» non può che suscitare un sentimento di frustrazione misto a indignazione.







